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12 dicembre 2006
Angeli senza ali
Sono trascorsi 8 anni da quando conobbi il mio amico Alfonso, ma la mia vita sembra come se fosse rimasta intrappolata in quello spazio di tempo: sembra che il mio oggi sia rimasto fermo a ieri, oppure addirittura ad oggi stesso. Il tempo circoscrive gli spazi e delimita i luoghi, ma non le persone.
Alfonso divenne brevemente un mio amico: affinità caratteriali, stessi interessi, medesime ambizioni. Era affetto da distrofia muscolare. Sapeva che gli restava poco da vivere eppure nonostante tutto visse intensamente ogni strato della vita in terra prima di volare in Cielo, anche quella che doveva ancora venire.
Morendo si è portato via buona parte di me perché condividevamo troppe cose insieme. Ancora oggi non sono riuscito a dare una spiegazione al mistero che ha avvolto la sua vita: come si fa morire a 20 anni quando è il momento di iniziare a fare i tornaconti sulla propria esistenza, a fare quei progetti di vita decisivi, metterli in pratica ed esserne fieri di averli realizzati?
Mi aveva insegnato a respirare profondamente all'inizio e alla fine di ogni giornata. A ringraziare DIO, per aver avuto l'onore di essere suo figlio e di esser venuto al mondo. Era un angelo mandato da DIO, e in funzione di questo privilegio nutrì un profondo trasporto interiore verso Monica, forse la persona che ha amato sopra ogni cosa. Ma che concretamente non ha potuto amare, perché l'amore, quello vero, è totalizzante. Lui restando in vita poche primavere, non avrebbe mai accettato di amarla parzialmente.
Gli angeli talvolta si privano di mostrarsi con le ali, perché sanno che al momento giusto lasciano tutti col fiato sospeso e volano via.
L' amore nei confronti di Monica è stato contemporaneamente la sua forza ma anche la sua agonia. Infatti aveva deciso da qualche tempo di allontanarsi da lei. Sapeva bene che ci sarebbero state troppe lacrime versate per colpa sua, e lui voleva evitarle di soffrire. Ma non è il tempo che trascorri con una persona che stabilisce l'affetto che nutri nei suoi riguardi. Ma è l'intensità del legame che sopravvive.
La sua anima era inquieta perché non riusciva a darsi una spiegazione su cosa fosse l'amore, e si tormentava. E mi lasciava con questi interrogativi perché io avessi un giorno la prova tangibile della sua esistenza ma soprattutto dell'essenza e della profondità dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti.
Nel mese di giugno, a causa di uno stato febbrile non curato adeguatamente, dovette ricoverarsi per accertare la provenienza di alcuni problemi respiratori.
Era venerdì sera quando ricevetti la sua telefonata, ed erano già due giorni che si trovava in ospedale.
Programmammo un'uscita per domenica 7 giugno. Fu l'ultima volta che lo sentii.
Domenica non avendo ricevuto alcuna chiamata, pensai che probabilmente sarebbe rimasto ancora qualche giorno in ospedale. Non volli nemmeno disturbarlo.
Il giorno seguente mi trovavo in uno stabilimento balneare della costa crotonese del quale ero il gestore insieme alla mia famiglia. Decisi di telefonargli ma non trovai delle monete per poterlo fare. Per placare la mia ansia decisi di sistemare la loggia antistante al bar dove si trovavano dei tavolini. Su uno di questi nascosto sotto un posacenere trovai una scheda telefonica con un angelo disegnato che conteneva 3600 lire. Chiamai a casa di Alfonso. Dall'altro capo del telefono mi rivelano la sua morte. Approfittai della scheda per mettere al corrente i nostri amici del suo decesso. Forse non riuscirò mai ad esprimere mediante il canale verbale lo strazio che mi ha accompagnato in quei giorni. Per fortuna Dio si è preso cura delle mie lacrime.
Nei giorni seguenti riutilizzai la scheda memore del fatto che fossero rimasti 2400 lire. La scheda veniva rigettata senza identificarne il motivo. Mi tremò la terra sotto i piedi.
Non riuscivo a capire cosa stava accadendo intorno a me e soprattutto il messaggio che dovevo decifrare.
Trascorse qualche settimane e mentre sistemavo la loggia, stavo riflettendo sul senso della vita. Così tra un pensiero e l'altro trovai, sullo stesso tavolino dove trovai la scheda, un libro di Susanna Tamaro ," Anima Mundi". Mi guardai intorno, non c'era assolutamente nessuno. Il libro era rivolto con la copertina verso il basso, e sul retro era riportata una frase del libro che recitava:
"Adesso hai capito".
È una domanda o è un affermazione?
"È un'affermazione".
Capito cosa?
"La cosa più semplice. Cos'è l'amore".
Terminava così la frase del libro riportata sul retro. Cercai nel libro il seguito del discorso tra i due interlocutori, che proseguiva così:
E cos'è l'Amore?
" E' attenzione!"
Quella era la risposta che Alfonso stava attendendo dai numerosi interrogativi che si poneva quando era in vita. Probabilmente nel luogo dove si trovava in quel momento aveva superato ogni sua incertezza.
Erano le attenzioni che non riusciva a dare a Monica a non permettergli di capire cosa fosse l'Amore.
Il mio volto iniziò a rigarsi e alzai così gli occhi al Cielo per bloccare un po' il flusso delle lacrime ma anche per guardare in faccia Dio e chiedere Lui di abbracciare per me Alfonso..
Mi voltai. Sul tavolino il libro improvvisamente non c'era più.
| inviato da il 12/12/2006 alle 14:52 | |
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